domenica 6 novembre 2016

“Coraggio” di Rebecca di Santo


Coraggio ne aveva, ne aveva tantissimo. 
Aveva così coraggio che la sera invece di andare a dormire sotto le coperte, si metteva sul balcone e, poggiato fra pavimento e ringhiera, sentiva il freddo arrivare a bruciargli la gola. 
Solo nell'ultimo inverno aveva curato due polmoniti doppie. 
Poi aveva così coraggio che andava in bicicletta senza mani. Anche in motorino. 
Il giorno che aveva provato in macchina, a 130 km orari, aveva rischiato grosso. 
Ma tanto non sentiva nulla. 
Allora aveva deciso di provare a non dormire. 
Riuscì a non dormire per quattro giorni. 
Gli occhi cerchiati uscivano delle orbite ed era nervosissimo. 
Ma nulla, solo coraggio. Banale e inutile coraggio, senza emozione.
Nulla in ciò che faceva lo convinceva che le controindicazioni fossero importanti.
Poi, proprio ieri c'è stato il terremoto. 
No, non è corso via urlando.
Solo qualche minuto dopo la scossa, e dopo il rumore delle case cadute in frantumi, è sceso in strada e ha camminato senza nemmeno sentire il cuore che batteva, indifferente.
Fino a quando ha visto una bambina che sembrava di fatta di polvere e pietra, accovacciata a terra, tenere stretta stretta una mano che sbucava dalle macerie. 
Una mano di donna.
Nell'aria ancora il rumore. 
Lui ha tremato un solo istante e poi... fra le gambe gli è colata la pipì.

Rebecca


una precisazione.
vivo in Umbria. ho sentito le scosse.

ho pensato di morire sotto la mia casa che si scuoteva.
ma, a parte questo, tremo per i bambini che sono morti sotto le macerie, tremo di dolore per i loro genitori sopravvissuti.






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