giovedì 25 febbraio 2016

pròṡa: dal lat. prosa, «discorso che procede per tutta la riga». Simona de Salvo 2

Un'altra cosa è il fatto che il bar, per propria struttura, accoglie tutti, ogni genere di relitto umano e di bellezza umana e di mediocrità, li tiene tutti assieme sotto lo stesso soffitto di compensato, fa respirare a tutti lo stesso odore di brioches calde, offre a tutti lo stesso calice, lavato rilavato, ma allo stesso tempo il bar non offre alcun riparo dalla morale, perché non è in alcun modo un luogo eticamente neutrale. Il bar è un microcosmo morale, e anzi, di una morale radicale, fatta di discussioni voraci, davanti al vino, di gente che si dimentica di mangiare pur di continuare a parlare, e l'ultimo che parla, quella è l'idea dominante, il bar la pensa così. Tu puoi entrare, sederti, parlare con tutti, ma non sarai mai, davvero mai, al di là del bene e del male.
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Io sono la barista, e solo per il fatto che scrivo, e per quello che scrivo, mi colloco nettamente al di fuori del cerchio morale. Ma nessuno lo sa.
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Sono le tre del pomeriggio e il bar è vuoto, un bar vuoto è uno spettacolo desolante, la cosa più desolante di un bar vuoto è la cucina, e nello specifico l'affettatrice spenta, al buio, sul banco di acciaio. Posso farmi un caffè per dimenticare che il bar è vuoto, e ascoltare il rumore del macinacaffè per dieci minuti. dimenticarmi assieme al bar vuoto del resto delle cose.
di Simona de Salvo

di Sas Christian.


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