lunedì 16 ottobre 2017

Sono stata stuprata. di Sheeva Weil


I miei amici vi diranno che amo ballare, che spendo troppo per il cibo e che non riesco a staccarmi dall'iPhone. 
Quello che probabilmente non vi diranno è che sono stata stuprata al primo anno di università.
Questo perché quasi nessuno lo sa.
Ho impiegato molto tempo a capire cosa mi era successo e, ancora di più, per rendermi conto che non avevo fatto nulla per meritarmelo.
Ci sono voluti quasi quattro anni, una diagnosi di Sindrome da stress post-traumatico (PTSD) e tre diversi analisti prima che potessi dire con convinzione che non ho colpa per quello che è accaduto quella notte.
Una delle cose più difficili da affrontare è che non sono scappata urlando e non ho cercato di combattere contro il mio aggressore.
Gli ho detto chiaramente che non volevo avere un rapporto sessuale, ma quando ci spiegano cos'è la risposta "combatti o fuggi", dimenticano sempre di citare la terza reazione fisiologica possibile:
la paralisi.
Si chiama immobilità tonica ed è un fenomeno incontrollabile.
È perfettamente sensato.
Il tuo cervello calcola i rischi e decide che per fingere di essere morte è la scelta più sicura.
Infatti, secondo gli studi, una percentuale tra il 37 e il 62 per cento delle donne sopravvissute a uno stupro racconta di avere subito una paralisi.
Avrei voluto saperlo quando mi sentivo in colpa per non aver fermato il mio aggressore.
Alla fine della mia terapia per il PTSD ho capito che ero moltolegata a quel sentimento di colpa.
È stato difficilissimo ammettere che non era stata colpa mia, anche se ero ubriaca, anche se mi fidavo di quell'uomo, anche se all'inizio pensavo fosse molto sexy.
Penso che sia perché generalmente siamo convinti che se ci comporteremo bene ci capiteranno solo cose belle.
Improvvisamente ho dovuto accettare l'idea che le cose brutte accadono anche se non fai niente di sbagliato.
Si chiama teoria della frantumazione degli assunti ed è una reazione comune di autocommiserazione da parte delle vittime di stupro.
È molto difficile accettare che il mondo non è più un sistema razionale e niente è sacro.
La cosa peggiore è che le amiche a cui ho confidato quello che mi era accaduto avevano quasi tutte vissuto una situazione simile.
Non sto esagerando.
Alcune erano state molestate da amici, altre stuprate dal loro ragazzo. 
Una mia amica è stata molestata da una persona che esercitava un'autorità su di lei.
Nessuna di loro ha mai denunciato l'aggressore, poche sono entrate in terapia.
È incredibile come la maggior delle donne, per non parlare degli uomini, provi troppo vergogna per riuscire a parlare del trauma subito.
Io non provo più vergogna e anche le altre dovrebbero fare come me.

di Sheeva Weil

Traduzione di Andrea Sparacino

Spiaggia di Copacabana, Brasile. 
Foto di Marcio Freitas e, sulla sabbia, 420 paia di slip.
420 sono le donne che subiscono violenza nel paese ogni 72 ore. 50mila l'anno.
Luglio 2016


Spiaggia di Copacabana, Brasile. 
Foto di Marcio Freitas e, sulla sabbia, 420 paia di slip.
420 sono le donne che subiscono violenza nel paese ogni 72 ore. 50mila l'anno.
Luglio 2016

Spiaggia di Copacabana, Brasile. 
Foto di Marcio Freitas e, sulla sabbia, 420 paia di slip.
420 sono le donne che subiscono violenza nel paese ogni 72 ore. 50mila l'anno.
Luglio 2016

Spiaggia di Copacabana, Brasile. 
Foto di Marcio Freitas e, sulla sabbia, 420 paia di slip.
420 sono le donne che subiscono violenza nel paese ogni 72 ore. 50mila l'anno
Luglio 2016

Spiaggia di Copacabana, Brasile. 
Foto di Marcio Freitas e, sulla sabbia, 420 paia di slip.
420 sono le donne che subiscono violenza nel paese ogni 72 ore. 50mila l'anno.
Luglio 2016

Nessun commento:

Posta un commento